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Racconto di un sogno divenuto realtà

8:45, Alessandria.

La piccola compagnia formata da me e lo scudiero Coma si trovò sotto la dimora di Ser Lele.
Ancora assonnati ma molto agitati per il combattimento che avremmo intrapreso nel pomeriggio, ci avviammo verso quel di Pavone Canavese, piccolo borgo sormontato da uno splendido castello costruito sulla nuda roccia.

Fin dai primi momenti la tensione si fece sentire. Sapevamo benissimo che ci saremmo scontrati con cavalieri d’alto rango e bravura e questo pensiero ci attanagliava la mente e lo stomaco.

Dopo un'ora circa di cavalcata arrivammo nei pressi del borgo, dopo una piccola sosta per trovare una locanda ove lasciare i cavalli e poterci cambiare ci lasciammo trasportare dalla fiumana di gente che visitava le bancarelle piene d’ammennicoli e oggetti d’ogni sorta.

La mattinata passò veloce, accompagnata da rulli di tamburi e sfilate di meravigliose dame e scintillanti cavalieri.

La nostra piccola compagnia, un po' in minoranza in confronto agli altri gruppi, passeggiò tranquilla per la città aspettando il momento del desinare.

Sotto il sole cocente ingurgitammo poche cose, la tensione aumentava e lo stomaco ora mai era grosso meno di una noce.

Verso le 2:00 del pomeriggio, aiutati dal nostro scudiero, indossammo le armature e dopo aver preparato le lame ci avviammo verso la piazza dove si sarebbe tenuta la sfilata.

Dopo un'ora d’attesa finalmente la sfilata finì e i guerrieri furono chiamati per avvicinarsi all'arena per prepararsi al combattimento.

Il giorno prima aveva già visto 14 duelli e 10 di questi erano passati alla finale.

Quel pomeriggio si sarebbero tenuti 4 duelli e solo uno si sarebbe aggiudicato il passaggio in finale.

Questa notizia ci preoccupò molto anche perché le speranze nei nostri pensieri erano già poche.

Nell'arena entrammo per terzi, nell' istante stesso in cui mettemmo il primo piede sulla paglia ove si

sarebbe tenuto il duello, la paura e i timori sparirono totalmente per far spazio alla concentrazione e alla rabbia.

Combattemmo con tutta la forza e urlammo con tutta la voce che avevamo in corpo.

Applausi scroscianti scoppiarono quanto abbattei Ser Lele e, dopo averlo aiutato ad alzarsi, uscimmo dalla piazza a testa alta.

L'attesa fu breve perché dopo di noi solo un'altra coppia si presentò per mostrare la propria arte guerresca.

I giudici lavorarono freneticamente e 5 minuti dopo un silenzio di tomba cadde sulla piazza gremita.

Lo strillone annunciò l'ultima coppia che sarebbe passata alla finale: il nome della nostra compagnia

riecheggiò per le strade del borgo e un'ovazione si alzò fino al cielo.

Ce l'avevamo fatta, eravamo passati in finale!

Ci guardammo negli occhi entrambi increduli per quello che avevamo appena sentito.

In uno stato di mista felicità e incredulità aspettammo di esibirci nuovamente assieme agli altri 10 gruppi passati in finale.

Anche questa volta il nostro combattimento risultò perfetto e il pubblico gradì nuovamente la nostra arte.

A questi combattimenti seguirono quelli del torneo internazionale. Molte coppie provenienti da tutta Europa si sfidarono mostrando la loro bravura e tecnica sopraffina.

L'attesa fu lunga, ma ben accetta. Verso le 8:00 finalmente giunse il momento della premiazione.

Dopo aver ricevuto il premio di partecipazione furono chiamati tutti i gruppi.

10'! Un risultato che mai avremmo sperato, nemmeno nei sogni più belli.

Nei nostri pensieri cresceva la felicità per esserci distinti da molti cavalieri con più esperienza.

Con quel piazzamento entrammo nella storia realizzando un sogno mai sperato.

Pubblicato il 6/6/2005 alle 20.21 nella rubrica Diario.

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